Tiroidite di Hashimoto: interazioni tra microbiota

La tiroidite di Hashimoto è una patologia autoimmune cronica caratterizzata dall’infiltrazione linfocitaria della ghiandola tiroidea e dalla produzione di autoanticorpi anti-tireoperossidasi (anti-TPO) e anti-tireoglobulina (anti-Tg). E’ la più frequente malattia autoimmune della tiroide e rappresenta la principale causa di ipotiroidismo nei paesi industrializzati; e’ più prevalente nelle donne rispetto agli uomini, con un rapporto che può variare da circa 4:1 fino a 10:1, a seconda dei criteri diagnostici e della popolazione studiata.

Quali sono le cause riconosciute?

Definita una patologia multifattoriale, oggi si ritiene che la tiroidite di Hashimoto sia il risultato di una interazione tra fattori genetici e ambientali, che includono esposizione a contaminanti ambientali e interferenti endocrini, fattori nutrizionali e stile di vita.

Studi molto recenti hanno mostrato che l’esposizione ad alcuni contaminanti ambientali possa contribuire  per circa il 20-30% alla patogenesi della tiroidite di hashimoto, suggerendo un ruolo importante anche nella progressione delle tiroiditi autoimmuni.

Gli interferenti endocrini (endocrine disrupting chemicals, EDCs),  sono le sostanze più studiate in relazione alle patologie autoimmuni della tiroide, perche’ sono sostanze ubiquitarie che agiscono a dosi molto piccole e con vari meccanismi che includono alterazioni del microbiota intestinale. 

Purtroppo gli interferenti endocrini con cui possiamo quotidianamente entrare inconsapevolmente in contatto sono molti e l’esposizione cronica a basse dosi e’ quella più oggetto di attenzione, proprio per lo sviluppo di patologie autoimmuni. Le sostanze a interferenza endocrina più note, sono metalli pesanti (piombo e cadmio), pesticidi, composti organici persistenti, sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), bisfenolo A (BPA) e ftalati che anche a concentrazioni basse sono stati associati ad alterazioni della funzione tiroidea e all’aumento della prevalenza di autoanticorpi tiroidei. Gli ftalati sono contenuti in molti prodotti per l’igiene personale (creme waterproof), il BPA nelle bottiglie di plastica o in alcuni contenitori, i pesticidi come residui negli alimenti e i PFAS, inquinanti ormai ubiquitari.

Pensiamo alle pentole antiaderenti, le carte da forno, buste di patatine, ma anche trucchi, smalti per unghie e detergenti. Infine, anche il particolato PM 2,5 e’ stato associato ad aumento di anticorpi tiroidei, suggerendo come l’aria che respiriamo possa influenzare fortemente anche la salute tiroidea. Altro aspetto importante e’ che queste sostanze alterano la composizione del microbiota intestinale che ha un ruolo chiave nella regolazione tiroidea attraverso l’asse microbiota-tiroide contribuendo all’insorgenza delle patologie autoimmuni.

Tiroidite e Disbiosi intestinale: una relazione molto complessa

Il microbiota intestinale influenza l’equilibrio tra linfociti T helper (Th1, Th17) e linfociti T regolatori (Treg), tenendo a bada l’autoimmunità. Un’alterazione di questo equilibrio è un elemento chiave nello sviluppo della tiroidite di Hashimoto. Le review più recenti descrivono una frequente alterazione della composizione batterica nei pazienti con Hashimoto, associata a maggiore permeabilità intestinale e attivazione immunitaria. Una disbiosi intestinale, che può essere causata da stress, cattiva alimentazione, uso di antibiotici, crea una alterazione della permeabilità intestinale che consente il passaggio di componenti batterici e alimentari nel circolo sanguigno, favorendo iperattivazione del sistema immunitario. 

Sono molti gli studi che hanno documentato una riduzione di batteri produttori di acido butirrico, sostanza antinfiammatoria e immunomodulante, e aumento di fattori pro-infiammatori nel sangue (citochine), che innescano l’infiammazione e la risposta immunitaria. Inoltre, una disbiosi intestinale può ridurre l’assorbimento di iodio, fondamentale per la sintesi di ormoni tiroidei, di selenio che regola la conversione della forma inattiva dell’ormone tiroxina T4 in attiva T3 (triiodotironina) e controlla la produzione di autoanticorpi, e infine di ferro e di zinco, che sostengono la funzione tiroidea. 

Non a caso, carenze di micronutrienti comuni (selenio, zinco, vitamina D, ferro) sono frequenti nella tiroidite autoimmune e vanno considerate nella gestione nutrizionale.

La dieta nella tiroidite di Hashimoto: cosa sappiamo

La dieta e’ uno strumento importante sia nella prevenzione che nella gestione della Tiroidite di Hashimoto, influenzando significativamente il decorso clinico. Attraverso la dieta, infatti, si può ridurre l’infiammazione, modulare l’autoimmunità, sostenere un microbiota sano e in caso di terapia, ottimizzare anche la farmacoterapia. Con la dieta si può agire indirettamente, riducendo i trigger immunitari e migliorando la tolleranza immunologica.

Dieta antinfiammatoria: il cardine dell’approccio nutrizionale

Le evidenze più solide supportano l’adozione di un pattern alimentare antinfiammatorio, caratterizzato da elevato consumo di verdura, frutta e fibre, utilizzo prevalente di grassi insaturi (olio extravergine di oliva, pesce, noci, noci del brasile, avocado) ed eliminazione di alimenti ultraprocessati e di zuccheri raffinati. Questo approccio è associato a una riduzione dei marker infiammatori sistemici e a un miglioramento di sintomi frequentemente riportati dai pazienti, come stanchezza cronica e difficoltà cognitive. La dieta mediterranea è il modello più studiato e maggiormente supportato.

Glutine e latticini: non vanno esclusi sempre

Spesso dopo una diagnosi di tiroidite, le persone tendono ad eliminare alcuni alimenti senza che però ci sia davvero necessità. Ad esempio, l’esclusione del glutine non è raccomandata in modo routinario. I benefici emergono principalmente in sottogruppi specifici, come pazienti con celiachia, o sensibilità al glutine o con importanti disturbi gastrointestinali, come reflusso, stipsi o diarrea. In questi casi, si osserva talvolta una riduzione degli autoanticorpi e un miglioramento dei sintomi generali.

Analogamente, i latticini non mostrano effetti negativi universali. Possono risultare problematici solo in presenza di intolleranza al lattosio o disbiosi intestinale. Tuttavia, il kefir o lo yogurt possono portare benefici al microbiota intestinale e spesso sono ben tollerati.

Ruolo delle fibre: un aiuto prezioso

Diete ricche di fibre e alimenti vegetali sembrano favorire una risposta immunitaria più regolata, suggerendo che non sia il singolo alimento a fare la differenza, ma l’intero pattern dietetico. In particolare una integrazione di fibre e’ in grado di ridurre gli anticorpi anti-perossidasi (TPOAb) e gli anticorpi anti-tiroglobulina (TgAb) (ormone stimolante la tiroide).

Iodio e tiroiditi: un delicato equilibrio

Lo iodio è un micronutriente essenziale per la salute della tiroide, perché indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei. Tuttavia, quando si parla di tiroiditi, in particolare di tiroiditi autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto, il rapporto con lo iodio diventa più complesso e richiede attenzione. Le evidenze scientifiche mostrano che, nelle persone predisposte geneticamente, un eccesso di iodio può favorire o peggiorare le tiroiditi autoimmuni: può aumentare l’infiammazione tiroidea e stimolare la produzione di autoanticorpi, accelerando la distruzione del tessuto tiroideo. Per questo motivo, in alcuni paesi del mondo che hanno introdotto una iodoprofilassi intensa si e’ talvolta osservato un aumento dei casi di tiroidite autoimmune. 

Lo iodio non va eliminato, ma va mantenuto in un range adeguato e stabile. Studi recenti concordano che l’eccesso è più dannoso della lieve carenza. Fonti particolarmente concentrate, come alghe marine, integratori ad alto dosaggio o prodotti “naturali” non controllati, possono rappresentare, in alcuni casi, un rischio.

Vitamina D e immunomodulazione

La vitamina D agisce come un vero e proprio ormone immunomodulatore. I suoi recettori sono presenti su molte cellule del sistema immunitario, dove contribuisce a mantenere l’equilibrio tra difesa e tolleranza. In condizioni di carenza, questo equilibrio può alterarsi, favorendo risposte autoimmuni, cioè attacchi dell’organismo contro i propri tessuti, inclusa la tiroide. Le review scientifiche più aggiornate indicano che le persone con tiroidite di hashimoto presentano spesso livelli più bassi di vitamina D rispetto alla popolazione generale. Questa carenza è stata associata ad una maggiore attività autoimmune, livelli più elevati di anticorpi tiroidei, peggior qualità di vita. È importante sottolineare che questa relazione non dimostra che la carenza di vitamina D sia la causa della malattia, ma suggerisce un legame significativo. Gli studi di integrazione mostrano risultati incoraggianti ma non definitivi. Nei soggetti con carenza documentata, la supplementazione di vitamina D può contribuire a ridurre i livelli di anticorpi tiroidei e migliorare alcuni sintomi aspecifici, come stanchezza e dolori muscolari. 

Poiche’ le fonti alimentari sono scarse, per mantenere livelli adeguati e’ necessario uno stile di vita attivo ed esposizione solare. In presenza di deficit di vitamina D e’ necessario integrare.

Messaggi chiave

  • L’ambiente e i contaminanti a cui siamo esposti contribuiscono alla insorgenza di tiroidite. Fai attenzione a scegliere prodotti per la cura personale, evita pentole antiaderenti, contenitori in plastica, carte da forno e preferisci il vetro. Preferisci alimenti biologici e controlla le filiere alimentari. 
  • La dieta e’ un importante modulatore della infiammazione e autoimmunità. 
  • La dieta anti-infiammatoria personalizzata e’ l’approccio migliore: ricca di nutrienti essenziali e polifenoli, e’ un’alimentazione focalizzata su l’assunzione di omega-3, fibre e micronutrienti (selenio, zinco, vitamina D). E’ inoltre considerata la migliore dieta nella gestione globale dell’HT.
  • Una dieta pro-infiammatoria è associata a peggior funzione tiroidea: evitare alimenti ultraprocessati e zuccheri raffinati.
  • Glutine e lattosio non vanno eliminati a priori: studi preliminari su gluten-free o lactose-free mostrano alcuni benefici ma non per tutti i pazienti. Non deve quindi essere estesa ma valutata caso per caso. 
  • Attenzione a consumare alimenti conservati, a volte contengono glutine aggiunto come additivo. Scegli cereali antichi, sono preferibili, e alternali con cereali naturalmente privi di glutine ma ricchi di micronutrienti, come sorgo o miglio. La fibra alimentare modifica il microbioma intestinale dei pazienti con HT e comporta alcuni vantaggi sull’autoimmunità. Mangia molte verdure, ampia la varietà secondo la stagione, includi cereali integrali e frutta secca oleosa (noci, noci del brasile).
  • La maggiore permeabilità intestinale può aumentare intolleranze alimentari, che è maggiore nei pazienti: in questo caso possono essere utili diete low fodmap, applicate da un nutrizionista.
  • Carenze di selenio, zinco, ferro e vitamina D sono associate all’aumento dell’autoimmunità, e peggioramento dei sintomi della tiroidite di Hashimoto.