Come aiutare con la dieta la tiroide che lavora troppo

L’ipertiroidismo è una condizione molto meno comune dell’ipotiroidismo, con una incidenza dell’1-2 % della popolazione ed è caratterizzata da un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei (T3 e/o T4), che determina uno stato di ipermetabolismo sistemico.  I sintomi a cui fare attenzione sono vari e i più comuni includono una perdita di peso involontaria, tachicardia, intolleranza al caldo, perdita di massa muscolare e riduzione della densità ossea. L’aumento del cortisolo associato all’ipertiroidismo non è casuale, ma rappresenta un meccanismo adattativo. L’elevata velocità metabolica aumenta il consumo di glucosio e di substrati energetici; il cortisolo interviene per mantenere la glicemia attraverso la gluconeogenesi epatica e per sostenere la risposta allo stress. Inoltre, l’iperstimolazione del sistema nervoso simpatico tipica dell’ipertiroidismo favorisce ulteriormente l’attivazione surrenalica. Nel breve periodo questo adattamento è utile, ma quando l’ipertiroidismo persiste può portare a una iperattivazione cronica del cortisolo, che è l’ormone dello stress, e alla comparsa di sintomi come difficoltà di concentrazione, maggior nervosismo, ansia, irritabilità e insonnia.  

Nelle forme autoimmuni, come il morbo di Graves-Basedow, possono associarsi segni oculari caratteristici, quali esoftalmo, secchezza oculare e fotofobia. La cute appare spesso calda e umida, mentre capelli e unghie possono diventare più fragili. Dal punto di vista gastrointestinale può comparire aumento della motilità intestinale fino alla diarrea. Tipica è la sindrome dell’intestino permeabile (leacky gut syndorme) con alterazione del microbiota intestinale. L’intensità e la combinazione dei sintomi variano in base all’età, alla causa dell’ipertiroidismo e alla durata della malattia, con forme talvolta meno evidenti negli anziani.  

Ipertiroidismo e nutrizione funzionale

La nutrizione funzionale è un approccio alla nutrizione che va oltre il semplice apporto calorico o il rispetto di linee guida generiche, e si concentra sul ruolo del cibo come modulatore dei processi biologici. Parte dal presupposto che gli alimenti e i nutrienti interagiscano con i sistemi fisiologici — endocrino, immunitario, nervoso e metabolico — influenzandone il funzionamento.  

Nell’ipertiroidismo, l’obiettivo non è stimolare la tiroide, bensì modulare l’eccesso ormonale individuale e le sue conseguenze sistemiche. 

L’intervento nutrizionale serve a modulare: 

  • L’infiammazione e stress ossidativo 
  • L’autoimmunità (quando presente) 
  • L’asse intestino–tiroide 
  • Il metabolismo energetico e catabolismo 
  • La risposta allo stress (asse HPA)  
  • Il ritmo circadiano del cortisolo  
  • Il sistema nervoso e surrenalico 

Obiettivi nutrizionali principali 

L’eccesso di ormoni tiroidei accelera il consumo energetico e favorisce il catabolismo muscolare, pertanto, l’approccio nutrizionale dovrà considerare un fabbisogno energetico adeguato e leggermente superiore rispetto alla norma, sia per prevenire la perdita di massa magra che per supportare il metabolismo proteico. Un apporto proteico adeguato diventa quindi essenziale per limitare la perdita di massa magra, sostenere la funzione muscolare e favorire il recupero di un organismo che lavora a ritmo acceleratoDal punto di vista funzionale, le proteine aiutano anche a stabilizzare la glicemia, riducendo l’attivazione del cortisolo, che nell’ipertiroidismo è spesso già elevato come risposta allo stress metabolico. 

Questo non significa che è necessario seguire diete iper-proteiche, ma avere un apporto proteico distribuito in ogni pasto ed assicurare stabilità glicemica, combinando alimenti proteici con i cereali (preferendo grano saraceno, quinoa, miglio, riso integrale, basmati e rosso e limitando farro e orzo, per il contenuto maggiore di iodio). Una alimentazione povera di proteine, così come diete restrittive o sbilanciate, possono amplificare il catabolismo e peggiorare sintomi come stanchezza, irritabilità e difficoltà di recupero fisico.  

Lo iodio è indispensabile per la sintesi ormonale, ma un eccesso può aggravare l’ipertiroidismo, soprattutto nelle forme autoimmuni (Morbo di Graves); è quindi necessario evitare eccessi di iodio e mantenere un apporto fisiologico controllato. In questo caso potrebbe essere utile utilizzare sale marino integrale, e non sale iodato, e prestare molta attenzione ad alghe e integratori ad alto contenuto iodico. Limitare i latticini e preferire il pesce che, sebbene apporti iodio è anche ricco di ricco di omega-3, selenio e zinco, essenziali per la funzione tiroidea. 

Inoltre, poiché l’ipertiroidismo è associato ad un aumento dello stress ossidativo e nelle forme autoimmuni, ad uno stato infiammatorio cronico, un altro obiettivo importante è ridurre il carico infiammatorio sistemico e supportare i sistemi antiossidanti endogeni.  

Nel caso l’obiettivo nutrizionale non sia “spegnere” il sistema immunitario, ma favorirne la regolazione, occorre sostenere i meccanismi di tolleranza immunitaria e ridurre fattori alimentari che aumentano l’infiammazione.  

Scegliamo alimenti ricchi di polifenoli, come olio EVO, semi oleosi (noci, lino e chia da preferire per l’apporto di omega-3), tra le verdure quelle con la più alta concentrazione come cipolle (specialmente quelle rosse, ricche di quercetina), broccoli, cavoli, cavolfiore e cavolo nero, ottimi per i flavonoidi. 

Evitiamo invece eccesso di zuccheri e dolci, bevande zuccherate, alimenti ultraprocessati, salumi che possono influenzare negativamente il microbiota e peggiorare i sintomi della disbiosi spesso associati all’ipertiroidismo, con ripercussioni sull’assimilazione di micronutrienti utili. Inoltre, curare la qualità alimentare preferendo cibi biologici, è un’attenzione in più per evitare sostanze (residui di pesticidi, metalli pesanti, piombo, cadmio, mercurio) che possono influenzare la funzione tiroidea. 

Una dieta ottimale all’ipertiroidismo: è essenziale non sostituisce ovviamente una terapifarmacologica, ma supporta la corretta funzionalità tiroidea anche attraverso la modulazione del microbiota intestinale risolvendo le disbiosi spesso associate. 

Gli obiettivi pertanto sono

  • Apportare il giusto fabbisogno per prevenire un eccessivo dimagrimento 
  • Assicurare un adeguato apporto di grassi omega-3 
  • Assicurare un adeguato apporto di micronutrienti antiossidanti (selenio, zinco) 
  • Prevedere una dieta personalizzata e non standardizzata 
  • Valutare tolleranze alimentari individuali 
  • Migliorare digestione e assorbimento  
  • Ridurre disbiosi e permeabilità intestinale  
  • Mantenere stabile la glicemia 
  • Controllare il cortisolo 
  • Migliorare sonno e regolazione neuroendocrina  
  • Apporto adeguato di magnesio 
  • Ridurre caffeina e bevande stimolanti (taurina, ginseng) 
  • Regolarità dei pasti 

Molto importante è anche la vitamina D: poiché la fonte alimentare è limitata, esporsi alla luce solare e praticare attività fisica è importante per stimolare la sintesi. Tuttavia, è spesso necessario integrare la vitamina seguendo le indicazioni di un professionista della salute.